Premettiamo, a scanso di equivoci, che la salvezza della Salernitana viene prima di tutto. Ma, a modesto parere, sa di azzardo la giocata made in Danilo Iervolino del premio da tre milioni di euro alla squadra per tagliare il traguardo della permanenza in serie B. Se in questi termini, e dovrebbe non essere il contrario, c’è da stare poco allegri.

Perché? Innanzitutto un calciatore è pagato per dare professionalmente il meglio ed i numeri della classifica attuale riguardanti la Salernitana indicano che qualcuno in questa stagione deve essere venuto meno: insomma il gruppo granata – chi c’era dall’inizio e pure chi è arrivato dopo – è in debito con la società ed i tifosi.

Punto secondo, ma non secondario, questi tre milioni di euro non potevano essere investiti a gennaio per rafforzare la “rosa” già a corto di ossigeno rispetto ai programmi aziendali?

Con il senno di poi non si fanno certamente punti in graduatoria, può darsi che il danaro faccia la differenza. Di certo è un calcio al buon senso come alla meritocrazia. Inoltre arricchisce le tasche di chi certamente non ne ha bisogno perché, al contrario, per meritarsi-assicurarsi la paga avrebbe già dovuto trovare le giuste motivazioni utili ad evitare la retrocessione della Salernitana.

Purtroppo, come asseriva il politico e filosofo Antonio Gramsci, “la storia insegna ma non ha scolari”. Resta sempre, purtroppo, una questione di uomini.

Sezione: Mondo Calcio / Data: Sab 05 aprile 2025 alle 18:09 / Fonte: La Città Di Salerno
Autore: Redazione
vedi letture
Print