l progetto di copertura dello stadio è la copia dell’Olimpico di Roma, un progetto anni ‘90, e sul piano dell’efficientamento energetico non è al passo con i tempi, secondo molti esperti. Naturalmente, è sempre meglio di niente, ma il dibattito su quella che per gli ambientalisti è «un’occasione persa» continua.

Non tutti i professionisti che si sono occupati di opere pubbliche a Lecce hanno il coraggio di dirlo ad alta voce. L’architetta Rita Miglietta, ex assessore all’Urbanistica della giunta Salvemini, ammette lapidaria: «L’assenza dell’infrastruttura fotovoltaica è un gap senza dubbio: diciamo non ben aderente ai requisiti minimi del presente, e del futuro».
Al di là dell’entusiasmo per aver ottenuto finalmente uno stadio coperto, gli esperti puntano l’indice sul mancato adeguamento ai moderni standard «green». «Le tempistiche non hanno aiutato a presentare un progetto contemporaneo - commenta l’architetto Mino Antonaci - Inoltre, la logistica ti obbliga a fare scelte che non blocchino le attività sportive. I pezzi vengono montati fuori e poi assemblati. Le tecnologie usate non sono all’avanguardia. I pannelli fotovoltaici ormai si usano ovunque, ma bisogna poi pensare che le intemperie possono romperli. Ci sono spese importanti da fare. Sicuramente il fotovoltaico avrebbe prodotto l’energia per lo stadio e per i bisogni interni. Quello attuale è un progetto senza pretese, per usare un eufemismo. Non possiamo paragonarlo agli stadi innovativi costruiti in Arabia e in Cina, dove ci sono state vere sfide architettoniche. Con quei soldi si poteva fare di meglio? Forse sì, ma è difficile giudicare chi è costretto a lavorare in corsa: tempistiche, logistica e fondi limitati. Sarebbe stato meglio costruire uno stadio nuovo. Con questo progetto, il Via del Mare migliorerà dal punto di vista estetico, ma sarebbe stato meglio riuscire a puntare anche sul risparmio energetico».

Il presidente Massimo Ferrarese ha spiegato che il fotovoltaico potrebbe essere montato in un secondo momento, ai lati dello stadio. «I pannelli ai lati non sono la stessa cosa di quelli in copertura, che hanno una resa di gran lunga maggiore e accumulano energia per tutto il giorno», chiarisce l’architetto Antonaci.
La spesa ammonta a 25 milioni di euro per il secondo masterplan dei Giochi del Mediterraneo 2026, ma nemmeno un euro sarà investito sul fotovoltaico, per ora. «La copertura riprende il modello geometrico utilizzato nel 1990 per l’Olimpico di Roma, stesso progettista - commenta un noto architetto salentino che non vuole rilasciare dichiarazioni pubbliche - Nulla di nuovo, nessuna ricerca avanzata, linguaggio superato, tecnologia obsoleta. Non produce energia, ma soprattutto non ha previsto una possibile produzione. Il progetto non è sostenibile: è fuori tempo». L’architetto Salvatore Semeraro, che si è occupato di progetti simili, invece, risponde con un «no comment». Si sa che erano stati protocollati anche altri progetti.

Quaranta associazioni hanno lanciato un appello il 12 novembre del 2024: hanno chiesto l’installazione contemporanea di un maxi impianto fotovoltaico, com’è avvenuto a Udine (con una “copertura fotovoltaicizzata”, su oltre 4000 mq di superficie), e una maggiore attenzione al verde pubblico. Innocenzo Graziuso, responsabile del Forum Ambiente e Salute di Lecce, ha chiesto con un comunicato autosufficienza energetica, come da molti anni avviene a Verona, visto che al Sud il sole splende forte per buona parte dell’anno. Ma per ora bisognerà accontentarsi di un tetto sulla testa quando piove. E già questo, per i tifosi giallorossi, non è poco.

Sezione: Mondo Calcio / Data: Gio 03 aprile 2025 alle 18:07 / Fonte: Gazzetta Del Mezzogiorno
Autore: Redazione
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