Che cos’hanno in comune Gaia, Mahmood e Will Smith? La risposta è una sola: Carlos Diaz Gandia, coreografo spagnolo 30enne, viralissimo sui social per il video in cui ripassa, proprio insieme Gaia, la coreografia di Chiamo io chiami tu con tanto di suoni onomatopeici («Tichita-tà-tà») che seguono il ritmo della hit. Si definisce un professionista workaholic, ha lavorato anche a Londra e Madrid e ora fa la trottola in giro per il mondo perché richiestissimo. Il suo buen retiro è Valencia: ci è nato, lì ha la sua scuola di danza Home Dance Studio e considera la città perfetta («buon clima, gente tranquilla, cibo ottimo»). Tra poco tornerà in Italia per altri progetti. La bocca è cucita, ma dopo qualche insistenza si lascia sfuggire che sta «preparando una performance con Mahmood». L’improvvisa popolarità lo fa sorridere: «Ho aumentato un botto i miei follower su Instagram. Molti mi scrivono dicendo che mi vogliono come spirito guida o come sveglia per iniziare la giornata con sprint».«Gaia ha molto talento e ho intravisto un enorme potenziale nel ballo. I suoi movimenti sono organici e naturali: la vedevo nelle esibizioni e già immaginavo cosa potesse realizzare a livello coreografico. Quando sono stato chiamato per lavorare sul brano Sesso e samba ero davvero grato: c’era una materia prima eccezionale».
E poi?
«Si è creata una fantastica energia e abbiamo deciso di continuare pure su Chiamo io chiami tu. Un’esperienza meravigliosa che proseguirà, pure con uno show».
E poi?
«Si è creata una fantastica energia e abbiamo deciso di continuare pure su Chiamo io chiami tu. Un’esperienza meravigliosa che proseguirà, pure con uno show».
Arriviamo al video «incriminato» che ha fatto impazzire i social.
«È stata una vera sorpresa. Lo ha fatto la truccatrice di Gaia durante una sessione lavorativa. Mi muovo così per gasare l’artista. Per me è la normalità, ma la gente ha visto questa combo di ritmo e divertimento in cui metto il cuore. Le persone hanno toccato con mano la mia professione, hanno avuto un contatto diretto con la danza».
Che cosa rappresenta, per lei, il ballo?
«Un modo di espressione: unisce energia e personalità, si vive il presente senza usare le parole. È un’opportunità per conoscere tutti i lati di noi stessi anche a livello fisico. Possiamo abitare personalità differenti e conoscere il ventaglio di possibilità che abbiamo come esseri umani portando all’esterno la nostra interiorità. Per me è una scelta di vita. Sono venuto al mondo per questo, è un amore troppo grande. Non smetterò mai di ballare».
Quando ha capito di volerlo fare sempre?
«Già da neonato sentivo il ritmo. Ma per quelli della mia generazione era difficile spiegare ai genitori di voler intraprendere una carriera del genere. Diciamo che è partito come hobby, mi volevo solo divertire e ho iniziato a danzare a 14 anni. È stato uno shock».
Perché?
«Mi sentivo veramente io. Ho compreso quanto volessi farlo per il resto della mia vita. Da lì ha preso piede un processo graduale che mi ha portato a pensare di trasformarlo in un lavoro, ma all’inizio non mi aspettavo niente».
Mai stato bullizzato per questa sua passione?
«È un po’ la tradizione: un ragazzo danza, ha un fisico diverso dal ballerino standard. E c’è sempre qualcuno che parla dell’identità sessuale e del fisico».
Lei come ha reagito?
«L’importante è la forza interiore. Non sento di essere stato bullizzato, ma certi commenti sono sempre arrivati. Il mondo adesso è più aperto, mentre per quelli della mia generazione era ancora strano vedere un bambino danzare. Un’esperienza che immagino sia accaduta all’80% dei ballerini».
Prima di diventare coreografo faceva il ballerino professionista?
«Non ho mai fatto il danzatore professionista. La mia professione si divide in due mondi: quello di insegnante in tutta Europa dove tengo masterclass. E l’universo della coreografia».
Come ha iniziato in questo senso?
«Con artisti più di nicchia come Mala Rodríguez. Poi sono stato chiamato da star del calibro di Nathy Peluso, un’artista argentina che vive in Spagna».
E in Italia come ci è arrivato?
«Per lavorare con Mahmood al videoclip di Clan. Mi aveva conosciuto per i progetti sui quali ero coinvolto in Spagna. Dal 2021 mi occupo delle sue coreografie».
Be’, si può ritenere soddisfatto.
«RA TA TA e Tuta Gold in particolare hanno fatto il panico. Due progetti che hanno segnato la nostra collaborazione, con un impatto molto grande pure sui social».
Differenze tra artisti italiani e spagnoli?
«È difficile trovarne. Le due culture sono simili. In Italia mi sento a casa, ma forse la musica è più legata alle radici, più autoctona. Quella spagnola risente delle influenze sudamericane».
Tra i cantanti italiani con chi vorrebbe collaborare?
«Anna Pepe, al cento per cento. È stile, la adoro. È l’essenza della musica urbana ed è connessa con quello che mi piace. La sua musica mi fa ballare».
Un artista spagnolo da scoprire in Italia, invece?
«Judeline è una ragazza davvero bravissima. Sta crescendo molto bene e canta brani top. È destinata a diventare una stella per la sua generazione».
Nel suo curriculum, spunta pure il nome di Will Smith…
«Lo amo. È stata una delle situazioni più professionali fatte nella mia vita. Una vera icona».
Com’è arrivato a lei?
«Il suo staff mi ha chiamato per la partecipazione a La velada del año, un evento spagnolo in cui sono coinvolti streamer, celebrità e content creator. Hanno trovato il mio profilo, ho fatto un colloquio e da lì è nata una collaborazione».
Quale messaggio vuole lanciare col suo lavoro?
«Che chiunque può ballare, indipendentemente dal fisico. L’arte è arte e, se è onesta, arriva a tutti. Basta crederci e si può essere di ispirazione. Spero che vedendomi chi si sente diverso trovi una speranza. Molte persone mi hanno ringraziato per questo».
Commenti negativi ci sono stati?
«È molto facile scrivere cattiverie dietro profili fake. Io so chi sono e sono orgoglioso di quello che sono. Lavoro con il cuore e non faccio male a nessuno. Se qualcuno scrive qualcosa sul mio fisico penso “Ok, va bene, non me ne frega niente”. Io sono venuto al mondo per essere felice, non per piacere agli occhi di chi lancia certi commenti. Non meritano la mia energia».
Come si descriverebbe oggi?
«Un ragazzo che sta vivendo il suo sogno. Le possibilità sono infinite, basta metterci il cuore».
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